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"Moonlight" CBS © 2007/2008 All rights reserved.

Voglio aiutare gli altri, per questo sono diventato un investigatore privato. E' il modo migliore per sfruttare le mie capacità...
Sono un ex militare dotato di un particolare fiuto, che mi ha permesso di risolvere diversi casi di omicidio prima della polizia. Dispongo dell'utilizzo di tecniche investigative sofisticate quali la ricerca e l'analisi computerizzata, oltre ad avere un ottimo rifornimento di tecnologie all'avanguardia. Sono addestrato nelle procedure per la raccolta di prove legali con la massima sicurezza di non intralciare azioni giudiziarie complementari o successive alle mie. Attraverso i numerosi riferimenti all'ufficio del Procuratore Distrettuale e di L.A.P.D. ho collaborato anche a casi particolari come l'omicidio di Jack Toland da parte di A. Fayed. Il prezzario dei miei servizi, su una base ad ora, ha una soglia contenuta e trattabile a seconda del caso in questione. Effettuo preventivi gratuiti di ogni situazione personale, garantendo la totale riservatezza del cliente.
Mick St. John - Assicurato per $2.000.000 - Esperto in Investigazioni private:
- perizie per conto di compagnie assicurative riguardo richieste sospette di risarcimento
- infedeltà coniugale
- ricerca persone scomparse
- violenza familiare
- stalking, estorsioni e ricatti
- accompagnamento, sorveglianza e protezione bodyguard 24 ore
Investigazioni penali:
- assistenza di difesa processuale per casi di omicidio
- rintraccio e intervista testimoni
- ricerca prove video-fotografiche e documentali

Ultima

Perle e fili di paglia

Non ho mai smesso di sognare di poter tornare indietro.
Il tempo della vita è qualcosa che nessuno ti può restituire e anche quando ne hai all’inifinito, le cose e le persone non restano come le conosci tu.
Essere un vampiro non è solo restare eternamente giovane e mostrare i canini nel momento in cui vuoi sbranare qualcuno, essere vampiro vuol dire essere diverso in un modo speciale che ti preclude per sempre una parte di felicità.
Ti ruba ore, paralizzando i tuoi orologi nell’eternità.
Su tanti individui che sprecano il loro tempo, altrettanti cercando di risparmiarlo o di recuperarlo.
Ma la cosa davvero importante è cosa ne farai, di quel tempo che hai.
L’umanità non ha scadenza, ma l’uomo singolo si e per poter usare il tempo nel modo migliore bisogna avere le idee chiare.
Se tutta la nostra vita si condensasse in un solo anno, forse non si perderebbe neanche un secondo senza andare a caccia di “perle”.
Ma nel mio caso è difficile gestire il tempo.
E’ complicato sapere dove vuoi andare e cosa vuoi diventare nel tempo che hai a disposizione se non sai bene dove ti trovi e che cosa sei fuori dal tempo.
La vergogna di non sentirti a posto con te, rende il tuo cuore un ostaggio della realtà.
Io ho camminato da solo per scelta, perchè da solo, se fossi inciampato, sarei stato solo io a cadere.
Ogni sera aspettavo di entrare nel cuore della notte per addormentarmi, perchè solo allora riuscivo a sentirmi un po’ più sereno.
Al risveglio, sapevo che la mente sarebbe tornata agli sbagli, alle cose non dette, a quelle non fatte, che come tanti fili di paglia increspano la superficie dell’anima.
Ero così consapevole e avvilito dai miei errori, che non mi sarei meravigliato troppo se da un momento all’altro fossero arrivati tutti insieme a presentarmi il conto.
Ho creato squarci nel mio passato che non potrò mai ricucire, ho dato in giro perle trovate in profondità che non riavrò mai più indietro.
Mi sono consumato, a volte mi sono sentito sbiadito… ho dimenticato cose importanti da ricordare.
Mi sono illuso di poter evitare di peggiorare, tenendo ben legati i sentimenti in un nodo intorno al cuore.
Ma anche vivere una non vita ti porta prima o poi a creare una finestra da cui guardare fuori il mondo oltre i muri del bunker che hai eretto intorno a te.
E guardare fuori ti cambia dentro.
Gli errori diventano improvvisamente pillole di passato da inghiottire ogni tanto, quando il dolore si fa sentire.
Grazie alla vita che scorre intorno a te, ricominci ad avvertire un battito che non esisteva più.
Inizi a desiderare tante cose che non puoi permetterti di desiderare, ma il tuo cuore sembra voler saltare fuori dal petto dalla voglia di raggiungerle.
Prima che tu possa fermarlo, ha sciolto ogni nodo e sta già rincorrendo un sogno che non avresti dovuto fare.
Ma come fai a sapere che non funzionerà?
Se ci fosse qualcosa di più per te, qualcosa in grado di riscattarti da tutto?
Se ci fosse ancora qualcuno in grado di farti sentire vivo di nuovo, come puoi chiudere la porta un’altra volta senza provare?
Così mi sono detto che dovevo provare, darmi una seconda chance.
In realtà credo di essermene date tantissime e guardandomi alle spalle, credo di avere afferrato molte delle opportunità che mi sono state date o che mi sono creato da solo.
Quello che ho fatto mi ha reso quello che sono e anche se non c’è proprio nulla di perfetto, non rinnego niente.
Questa mia vita è come una collana di perle su fili di paglia…

“Gli errori, come fili di paglia, galleggiano sulla superficie: chi cerca perle deve tuffarsi nel profondo.” John Dryden

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Meno per Meno.

Non posso fare molto più di quello che già faccio.
Non posso cambiare quel dolore che molto spesso sono io a causare.
C’è la maschera del silenzio che vorrebbe nascondere tutto, ma non può.
Il cuore grida così forte da annullare i pensieri.
Vorrei cancellare ogni paura, vorrei trovare un’altra strada, più comoda, più semplice.
Una salita può trasformarsi in discesa e a volte m’illudo di essere io a capovolgere le prospettive.
Lo so, ti chiedi come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto, Beth.
Pensi, come me, a tutto quello che abbiamo preso, ma anche a quello che abbiamo perso…
A tutto quello di cui sentiamo la mancanza, quando la vita e la non vita sembrano fondersi e lo zero moltipicato per cento, inspiegabilmente vince sempre, annullando tutto.
Ma quando è tutto sbagliato, ma proprio tutto… diventa giusto?
La realtà mi ha dimostrato che è matematico.
Come quando moltiplichi meno per meno e allora le cose, dal nulla, poi vanno meglio e quello zero inizia ad aumentare, sempre di più, in un crescendo infinito…
Di colpo ti scopri riconoscente per quello che ancora c’è e ti ritrovi a sperare di averlo ancora qui, anche solo adesso.
Non contano più le cose che credevi di avere perso, quelle che credevi non ci fossero più, quelle che hai paura di perdere.
Non vuoi negarti la felicità solo perchè hai paura che all’improvviso ti abbandoni.
Sai che se tu sorridi, il mondo sorriderà con te, ma se piangi, piangerai in solitudine.
Le cose che credevi di avere perso non ci sono più e forse non torneranno.
Ma io sono ancora qui, con te… e altre, sono sicuro, ne nasceranno.


Sbalzi d’amore.

In un sorriso puoi riporre tutte le tue speranze di dare una svolta alla tua esistenza.
In un attimo di timida felicità puoi vedere un futuro diverso, in cui non osavi credere troppo.
Ti  rifugi nell’illusione di non essere più solo a condividere l’oscurità e la paura, perchè in un’altra persona senti la tua stessa inquietudine.
Sai di avere strappato al destino un’occasione in più per riscattare il tuo dolore e ti aggrappi alla promessa di mettere di nuovo in gioco il tuo cuore.

 

So bene che i sorrisi possono in un istante spegnersi, ma voglio convincermi di poterli mantenere sulle labbra il più a lungo possibile.
Le creature come me per definizione non dovrebbero essere capaci di amare come un tempo, perciò non potrebbero neanche essere amate come tutte le altre.
Eppure sento un’anima che mi chiama, che mi attrae… quella forza di gravità mi trascina a varcare il portale di due mondi inversi.
In entrambi si trova il dolore e la morte, ma solo in uno dei due c’è la vera felicità.
Io e Beth ci siamo sfiorati tante volte, pur senza toccarci.
Ci siamo tranquillizzati a vicenda, avvertendo il calore delle nostre emozioni e, nonostante fossimo in due dimensioni parallele, siamo rimasti sospesi tra esse, trattenendoci a vicenda in un abbraccio.

 

Poi a volte ci siamo anche respinti… Saranno sbalzi d’amore?
Tra me e lei, c’è quel sottile strato di esitazione che divide da sempre il razionale da ciò che non lo è, l’effimero dall’eterno, la vita dalla non vita. Ma l’energia che scorre tra noi, sgorga e si fonde… Quando tutto poi torna al suo posto, tracce di uno si ritrovano nell’altra e viceversa.
Ogni volta che me ne ha dato la possibilità, Beth mi ha fatto sentire la sua essenza e mi ha lasciato dentro qualcosa di sè.
So che, allo stesso modo, in lei rimane qualcosa di mio che la aiuta a percepire la mia presenza nella sua vita, ovunque si trovi, qualunque cosa faccia.
I segni del nostro scambio reciproco rivelano la parte più vera di noi, quella che resta ad ascoltare, nell’attesa che l’altro torni a farsi più vicino.
Se l’universo è dalla nostra parte? Non posso saperlo, ma so con certezza che non smetterò un solo istante di sperare di si.

Non stai vivendo se non sai di vivere.

Anche se sei un immortale, il tempo resta il tuo peggior nemico.
E’ come un vento incessante che consuma i tuoi affetti più cari, logora le cose a cui tieni, corrode e affievolisce alcune delle tue passioni, poi ne scolpisce altre nel tuo cuore.
Vorresti avere una clessidra dalla sabbia magica per fermare l’inesorabile, eppure devi confrontarti con questo infinito per sentirti ancora una volta vivo.
Io non sono una persona che vive di eccessi, mi accontento di poco per sentirmi bene.
Quello che più conta per me è la qualità e non la quantità, forse per questo la vita eterna non è mai stata la mia aspirazione e ho desiderato con tutto me stesso di trovare un modo per tornare indietro.
Vivere ogni giorno, con la consapevolezza che non tornerà, ti scatena amarezza, è vero, ma rende preziosi e unici alcuni particolari attimi dell’esistenza che vanno afferrati davvero.
Non ho scelto io di vivere in questo tempo, ma posso scegliere con che spirito affrontare ogni giorno e indirizzare determinate azioni al raggiungimento di un obiettivo.
Avere uno scopo nella vita fa sì che la routine diventi sopportabile e che tutto acquisti un significato diverso.
Quello scopo può essere soltanto esserci e avere piacere di esserci ancora un altro giorno.
A volte vorrei usare i minuti nel modo più utile, non solo per me stesso, ma anche per dare affetto, per consolare, per aiutare, per ascoltare, per capirmi e per capire.
Certe volte tutto mi viene più facile a gesti, più che a parole.
Quando mi chiedono “Come stai?” e io rispondo “Bene” non è perchè sia il contrario e non abbia voglia di parlarne.
Molti sono convinti che io minimizzi per dare meno peso al mio star male, in realtà cerco il lato positivo di ogni cosa, perchè so che ci sono stati momenti in cui sono stato molto peggio, toccando il fondo.
Quindi non solo non mi lamento, ma si, sto bene davvero.
Quando sto male, allora diventa problematico.
Se sto male e arrivo a dirlo, vuol dire che proprio non riesco a trovare un motivo per dire che sto bene.

Per sentire di vivere, devi davvero prenderne coscienza, allora tutto ha un aspetto diverso.
Quando abbiamo poco vogliamo di più, quando abbiamo tanto vogliamo ancora di più.
Quando non abbiamo niente anche un poco ci sembra tantissimo.
Così accade per tante cose…
Hai denaro e vuoi farne di più, hai cibo e vuoi mangiarne di più, hai successo e vuoi accrescerlo, a volte capita persino che hai un amore e non è abbastanza.
C’è gente che ne cerca  un altro solo per complicarsi la vita, non perchè ne senta davvero la mancanza.
Delle cose che ci piacciono non siamo mai sazi e vogliamo averne finchè ce n’è, questo forse perchè sappiamo che non abbiamo molto tempo.
C’è chi si sente un fallito perchè il suo tempo non riesce a viverlo come vorrebbe.
Chi si sente appagato perchè invece pensa di farlo nel modo giusto.
Chi ha scoperto che dipende da come lo vivi, quel tempo, che sia un giorno, un mese, un anno o un’intera vita, spesso il suo significato si condensa in poche ore che restano indelebili nella memoria.
Saper vivere potrebbe significare questo, contare quei ricordi e imparare a conservarne di nuovi.
Come se fosse un album di figurine, più ne collezioni, più sei ricco e non parlo solo di immagini, ma anche di suoni, di colori, di profumi e di sapori.
Ogni volta che te ne resta uno dentro, assimili un pezzo di vita che sai di avere vissuto.
Allora io so che vivo riscoprendo la mia vita, in quell’istante di eterno che si incastra perfettamente in una banale mortalità e che ha il potere di sconfiggere il tempo.

Heartbeat

Ho aperto la porta pensando che fosse Josef.
Quando ho visto te, mi è bastato guardarti negli occhi per vedere che eri diversa.
Quella droga ti aveva reso diversa… per colpa della tua insopprimibile curiosità di provare tutto. Volevi studiare me come io studiavo te e in parte ci sei riuscita.
Dopo quel primo istante in cui ho pensato che mi stavo sbagliando, che fossi ancora la Beth con il sangue freddo e il cuore caldo di sempre, ti sei tolta il soprabito e hai cominciato il tuo discorso.
Hai cercato di descrivermi sfacciatamente ciò che stavi provando, quanto ti sentivi “vicina” a me.
Hai sfoggiato il tuo lato più intrigante e hai accorciato la distanza tra noi, fisicamente.
In effetti basta poco per capire che cominci ad appartenere a qualcuno.
Succede all’improvviso.
Tutto ha inizio con delle parole che sanno di miele e scopri inaspettatamente quanto riescano a piacerti. Poi una bocca attira l’altra in uno scompiglio erotico senza ritorno.
Così il tuo atteggiamento mi ha incuriosito e per qualche minuto mi sono fermato ad osservare le accattivanti curve delle tue labbra che si accostavano arditamente a me.
Ho ricordato con piacere quanto fossero morbide, fino a che non ho sentito l’impulso di stringerle tra le mie e ho dovuto trattenerlo.
Con fatica, mi sono dovuto allontanare, per reprimere quella voglia di baciarti.
Di certo ti avrei dato un bacio carico di sentimento, una cosa che non si addice ad un immortale.
Non ho saputo trovare niente di meglio che battere in ritirata per conservare la mia compostezza statuaria, ma mentre ti davo le spalle, ostentando disinvoltura, ho sfiorato istintivamente le mie labbra con le dita per constatare la traccia di quella voglia sbagliata di assaggiarti.
Ho tentato con tutto me stesso di evitare di guardarti, concentrandomi di nuovo su quelle parole.
Ma eri lì, troppo vicina, troppo sfrontata e bella per ignorarti.
Ho fatto finta di non notare tutto il resto… tutto quello che ti stava così bene addosso, come i boccoli dorati ti sfioravano le spalle scoperte, come riempivi quel vestito, come ti muovevi sinuosamente.
In realtà non sapevi proprio in che guaio ti volevi cacciare, come una preda incosciente che sfida volontariamente il predatore.
Ti saresti dovuta spaventare subito, allora sì che non mi avresti più cercato.
Io avrei dovuto farti fuggire, invece ti sentivo avanzare alle mie spalle, fiera e sicura come una gatta pronta a fare le fusa.
Mi hai sfiorato la schiena, mentre trattenevo a stento la sete del tuo sguardo cristallino.
In quel momento ti sei accorta del mio disagio, ma non hai esitato a riportare i miei occhi su di te, di nuovo.
Lo hai preteso, costringendomi a voltarmi.
Quando le tue dita mi hanno percorso la camicia alla ricerca di un appiglio, insieme alla stoffa, hanno stretto una parte del mio orgoglio.
Hai provocato una crepa nella mia difesa e mi sono ritrovato improvvisamente in un labirinto di cui dovevo trovare al più presto l’uscita.
L’unica cosa che potevo fare era ricordare a me stesso che non sapevi, che non eri cosciente di quello che facevi, anche se lo volevi, in quel momento.
I tuoi occhi mi chiedevano se mi piacevi e volevi sentirtelo dire.
Ho capito che avevi perso la testa e che io la stavo perdendo per te.

Prima di incontrarti, tutto era morto, fermo, sommerso.
Tutto era agonizzante.
C’era solo un cuore freddo e senza vita che aveva passato il tempo a bruciare i suoi fallimenti.
Avevo seppellito anche le parole, per non dovermele rimangiare ancora.
Il silenzio di uno sguardo può essere più efficacie, ma solo per chi ha la capacità di interpretarlo nel modo giusto.
Così con te ho confidato nella mia capacità di autocontrollo ancora una volta, mentre pensavo che non potevi essere così esplicita, senza volerlo davvero. Non potevi intrecciare le gambe alle mie, soffiarmi sulle labbra in quel modo e non renderti conto che stavi provocando un terremoto di emozioni e sensazioni dentro di me.
Probabilmente però non avevi valutato bene il pericolo di quel gioco seducente.
Sentivo il tuo battito accelerato entrarmi dentro ad ogni rintocco, come se avesse voluto ricordarmi che nella tua vita trovava un senso anche la mia.
Di nuovo ho sentito l’impulso, più forte, di avvicinarmi ancora.
Ero confuso ma, non so come, ho evitato quel bacio in cui ti stavi buttando con uno slancio impetuoso.
Avevo le tue braccia intorno al collo, eppure ho mantenuto quello spazio che dovevo lasciare tra noi.
E’ stato allora che l’odore tiepido della tua pelle si è sparso nell’aria e mi ha investito come un’onda, facendomi venire la voglia di annusarti, di respirarti a fondo, di appagare almeno quei sensi che potevo concedermi di saziare senza infrangere le regole tra noi.
Passavo dai tuoi occhi alla tua bocca e venivo rapito dalla tua lingua, in grado di ipnotizzarmi come una danzatrice instancabile tra quei denti perfetti.
Continuava a provocarmi, a tentare di convincermi, perchè tu non potevi arrenderti.
Eppure io non dovevo credere che fosse quello che volevi, dovevo ricordarci che era solo quella droga a farti parlare troppo.
Dovevo zittirti. Invece hai alzato tu un dito per zittire me o forse solo per farmi sentire quanto fosse piacevole il tuo indice sulle mie labbra.
I nostri nasi si sono sfiorati, prima di quel soave sussurro dopo il quale io ho smesso di ragionare.
Il cuore ha preso il sopravvento, come se avesse voluto fare suo quel tuo battito e per un istante mi è sembrato di riuscire a sentirlo, nel mio petto.
Ho percepito quel fremito che scorre sotto la pelle un attimo prima che si sbricioli ogni resistenza.
Desideravo assaggiare di nuovo e più a fondo il tuo sapore, assorbire una parte della tua essenza che mi stavi offrendo già soltanto appoggiando il tuo corpo sinuoso sul mio.
Stavo per lasciarmi andare. Ti avrei baciata come chiedevi e come volevo, ma al contrario ti sei scansata tu, giusto in tempo… in tempo per capire che ti avrei inseguita in capo al mondo.
Hai voluto vedere il desiderio crescere nei miei occhi come una fiamma incandescente, hai voluto farmi arrivare ad un centimetro dal possesso e poi me lo hai sottratto per un attimo, solo per rinvigorirmi e farti inseguire.
 Avrei voluto essere indifferente, a quel battito e alla vita che sentivo risorgere in me come un’alba… Ma come puoi restare indifferente quando ti ritrovi tra le braccia  la donna che vorresti stringere a letto per tutta la notte, ogni notte?
Avrei voluto averlo, quel letto, per una donna che mi rivelava per la prima volta di essere pronta a tutto per me, senza chiedermi se fossi pronto a fare altrettanto.
E io mi sentivo pronto a prenderti.
Per qualche secondo ti ho seguita con lo sguardo, mentre andavi verso la scala.
Ero ancora incredulo, con il cervello in blackout, intento a pregustare qualche briciola di piacere per quella conquista che mi si presentava inaspettatamente tra le mani.
Aveva un sapore così dolce da mascherare bene l’amaro del buonsenso.
Quando sei sparita al piano di sopra, mi sono chiesto un’ultima volta cosa avrei voluto fare davvero e la risposta era davanti ai miei occhi e sopra a quel labbro che mi mordevo nervosamente per reprimere l’istinto, per controllare che non stessi sognando, chiedendomi se non fosse  il caso di aprire gli occhi e svegliarsi.
Le gambe si sono mosse da sole, per raggiungerti.
Siamo fatti di carne e sangue… che male c’è nel desiderio di viversi, fosse anche in una sola occasione che vale quanto un’eternità?
Ad ogni passo che ho fatto, saltando i gradini due alla volta, di corsa, ho solo cercato te.
E una volta in cima alla scala, ho capito che ti volevo e potevo averti subito.
Potevo scoprirmi, come avevi fatto tu.
Potevo ammettere di voler cedere al sentimento che stava crescendo.
Potevo vivere di nuovo un’esplosione di vita che mi ero precluso per sessant’anni, in cui mi ero negato il tocco di un’umana.
Ma una volta fatto, non si sarebbe potuto più tornare indietro.
Nessuno dei due avrebbe più voluto.
E io potevo farlo… ma non volevo. Non in quel modo, non in quel momento.
Non potevo a quelle condizioni. Una parte di me mi ricordava che la realtà era diversa da quello che sembrava quella sera.
Per questo avevo bisogno di quella doccia più di te, avevo bisogno di riprendere il controllo.
Ti ho tenuta stretta tra le braccia, mantenendoti nello stesso tempo alla giusta distanza, lontana da ogni pericolo, ma vicina a me, come volevo fare ogni minuto da quando ti avevo rincontrata.
Ho sofferto con te per quello a cui stavo rinunciando per il tuo bene.
E quando mi hai chiesto di trasformarti, ho fatto finta di non sentire.
Avrei dato qualunque cosa per non sentirtelo dire.
Ho lasciato scorrere i secondi, scroscianti su di noi come l’acqua che ti rendeva la pelle ancora più liscia e più piacevole da accarezzare.
Non volevo che ti muovessi per non provocarmi di nuovo una tentazione difficile da domare, ma più ti trattenevo, più ti agitavi, contro di me, per implorarmi.
Non riuscivo più a guardarti.
Guardarci così, aggrappati l’uno all’altra, mi faceva troppo male.
Più ti stringevo in quell’abbraccio e più mi chiedevo come facevo… come facevo a pensare che non lo volessi davvero. Ma volevo scegliere quello che dovevo, che ritenevo più giusto.
Perchè sapevo che la Beth di cui mi stavo innamorando non mi avrebbe chiesto qualcosa che nel profondo io non avrei mai voluto fare, soprattutto a lei.

Si impara a diventare resistenti e io lo sono se necessario, come il più freddo degli uomini, come se non ci fosse più alcuna vita in questo corpo immortale.
Vampiro fin dentro l’anima, ma solo per congelare il germe di un amore troppo rischioso, per te, ma anche per me.
Come ho fatto a dire no ad un’attrazione così forte? A vincere non è stata la paura, è stata la voglia di rispettarti.
Avrei potuto approfittare della tua debolezza, tu avresti provato un grande rimorso nel tradire Josh e io mi sarei sentito un vile. Non mi sarei mai perdonato.
Quello che provavo per te già allora, mi ha fatto desiderare molto di più di una semplice notte di follia in cui sfogare i nostri desideri nascosti.
Il sentimento che mi legava a te e che mi ha portato a proteggerti in ogni momento, non è stato sopraffatto dalla passione, da quella voglia improvvisa che ci ha entusiasmato, ma anche torturato.
Perchè era già amore, di quello fisicamente forte ed emotivamente coinvolgente, un richiamo anche carnale, ma impreziosito da una sincera tenerezza.
Un amore che poteva essere completo.
Quella scossa di adrenalina pura che ci ha infiammato, ci ha fatto raggiungere uno spaventoso livello di sintonia.
Ancora più di prima, mi sono domandato come ho fatto a toglierti i vestiti inzuppati senza indugiare troppo dove non dovevo.
Mi sono accorto però che, una volta finito di spogliarti e di metterti addosso la mia camicia, avevo ancora quella fame negli occhi.
Per distrarmi, ti ho preparato il caffè, non riuscendo neanche a ricordare l’ultima volta che lo avevo fatto per qualcuno.
E’ imbarazzante davvero… scoprire di essersi voluti dare l’uno all’altra infrangendo le regole e ammetterlo a se stessi, prima che all’altro, ma essendo due adulti, abbiamo affrontato la cosa, al tuo risveglio.
Ti sei guardata intorno smarrita, poi hai sostenuto il mio sguardo senza provare troppa vergogna, anche se hai negato di ricordare, all’inizio.
Io non volevo nasconderti invece che fosse stato un supplizio, ma in grado di provocarmi il più piacevole dei dispiaceri.
Non serviva vederlo nei tuoi occhi, sentivo sul mio viso l’amarezza di quella notte non vissuta a pieno come avrei voluto, ma con la consapevolezza di avere fatto la cosa giusta.
E tu mi hai rivolto un sorriso pieno di riconoscenza dal valore inestimabile, per me.
A ripagarmi di aver rinunciato a quella occasione di creare un “noi” senza interferenze dall’esterno, avevo la soddisfazione di averti protetta ancora una volta da me.
Forse non eri la donna più eccitante del pianeta come ti sentivi, ma eri certamente quella che voleva sentirmi addosso, accogliermi e darsi, e in cui io avrei affrontato di nuovo il rischio di perdermi irrimediabilmente.
L’unica che mi avrebbe stretto a sè pronta a morire per mano mia, senza alcuna paura del mio modo di essere senza freni.
In una notte sola avevamo sfiorato l’idea di poter essere della stessa natura e di poter condividere l’intimità di un legame sconvolgente, quello che tutti desiderano, ma di cui ben pochi hanno la fortuna di godere.
Ti avrei amata, senza falsi pudori, proprio come in quel momento in cui tu mi spiegavi le tue sensazioni, mi rendevi partecipe del tuo modo di essere sempre e comunque, mi raccontavi di te, di quella esperienza, rendendoti perfetta per me ad ogni parola.
Mi hai chiesto cosa rende il vivere vampirico qualcosa di poco piacevole e io ho fatto appello a ciò che mi aveva impedito di cedere alla tua richiesta di trasformazione.
Vivere sulle spalle degli altri, nascondersi… Sentire la mancanza delle cose umane che una volta amavi, come prendere il sole o il cibo, di cui non ricordi più neanche il sapore.
Fa male ricordare, ma non vuoi dimenticare.
Era bello credere che per un attimo Josh per te non esistesse più e che tu non volessi davvero altro che me… ma quel vestito era la prova che avrebbe svelato l’illusione.
Vederti ridere, invece di negare di aver mostrato la parte più segreta di te, ha rinnovato ancora una volta in me la convinzione che avevo fatto la scelta giusta, per tutti e due.
La Black Crystal mi ha mostrato una Beth senza alcun freno razionale, quella che sarebbe diventata per me una vampira straordinariamente eccitante.
Ciò che non sono riuscito a dirti quella mattina è che, quell’attrazione sorprendente che eserciti su di me, è tanto forte proprio perchè sei umana.

Forever Yours

Lui, prima di incontrarla, la chiamava la signora come a voler sottolineare il dislivello gerarchico tra loro. Un dettaglio, quello, che doveva averla incuriosita, richiamando un gioco delle parti sottilmente diverso dal solito.
D’altronde era così bella, colta, dai modi raffinati e con qualunque altra virtù che potesse scavare una differenza tra le loro classi sociali.
Chiunque si sarebbe accorto dello stile che affiorava dal suo modo di porsi, dell’eleganza raffinata che riponeva con straordinaria naturalezza in ogni gesto o atteggiamento.
Aveva dei connotati anomali rispetto alla media, anche se restava in silenzio, in disparte, con un’aria annoiata, senza raccontare niente di sè.
La sua femminilità si spandeva come un’aura intorno alla sua aggraziata figura che cavalcava con sicurezza la notte.
Forse era questo che attirava gli uomini, ma più in generale tutta la gente che le si avvicinava, attratta da un fascino indecifrabile, ancora più che dalle sue movenze sensuali e dal suo corpo seducente.
Doveva essere un lavoro come un altro, per lui e la sua band, ma quando di lavoro non ce n’è molto, anche un lavoro come un altro diventa un lavoro importante.
Poi quella sera si trasformò in un’occasione speciale.
Lui la guardava insistentemente, come molti, credendo di non essere visto, ma con la speranza di essere scoperto dal suo sguardo magnetico.
Di tanto in tanto pansava a voce alta.
“E’ bellissima, mi piace…”
E un amico più prudente, alle sue spalle, lo metteva in guardia.
“Vacci piano con l’entusiasmo… Quella è una donna che non puoi conquistare tanto facilmente con un sorriso o una battuta. Appartiene ad un altro mondo, non lo vedi?”
“Ma io vorrei provarci… Mi piace.”
Ed era così evidente che lei se ne accorse subito e lo chiamò a sè, come faceva sempre dopo avere scelto.
Un privilegio, per lui, essere considerato da quella che con uno sguardo era diventata la sua mora preferita.
Quella su cui iniziava a fantasticare, immaginandola nel suo letto.
Quella con cui avrebbe fatto l’amore a lungo per poi accarezzarla, fino a farla addormentare, e restarle vicino così, semplicemente accovacciato addosso a lei.
Con un modo di fare insolito, nacque subito tra loro una tacita complicità mentale.
Apparentemente la signora era docile, ma si era rivelata ai suoi occhi per com’era veramente, scalpitante come una puledra, nell’attesa che qualcuno sapesse come approfittare della vicinanza per prenderla.
A fine serata, gli invitati erano ormai andati tutti via, l’orchestra stava raccogliendo i suoi strumenti e il solito amico provava ancora a fargli tenere i piedi ben piantati a terra.
“Si, ho capito che ti piace, ma tu non correre… in fondo l’hai appena conosciuta! Cosa sai di lei?”
Cercava di contenere quella pericolosa euforia.
“Che altro devo sapere? Ho già capito com’è fatta.” Dichiarò l’uomo più ingenuo del mondo.
“Secondo me la stai prendendo troppo sul serio. Ti do un consiglio… non fare cavolate.”
Ma a lui non importava sbagliare, importava solo averla.
Se la vera immortalità consiste nella rassegnazione e nella perdita dell’equilibrio emotivo così indispensabile per vivere, allora era esattamente quella, la scelta che stavano facendo.
Lui la guardava con una intensità particolare, in quegli attimi di tentazione pura, mentre il suo vestito finiva a terra e tutto si svolgeva molto lentamente, senza alcuna fretta.
Lei si lasciava ammirare e con sapiente maestria sarebbe riuscita a rimandare di continuo la conquista del piacere che lui sognava, facendoglielo sfiorare ripetutamente.
Sapeva come catturarlo e come esasperarlo, dando tormento ed estasi insieme.
Lui, a vederla così bella, delicata, ma pungente come una rosa rosso sangue, avrebbe voluto sentirla sbocciare sotto le sue dita, almeno per una volta.
Lei, attraverso quella esperienza, cominciava a capire cosa davvero le mancava.
Voleva un uomo che fosse sempre unico in confronto a tutti gli altri, a patto che mantenesse con lei un’affinità elettiva.
Ad unirli c’era proprio quel processo chimico che scatta quando conosci qualcuno e ti senti in brevissimo tempo attratto in un modo irresistibile.
Lui voleva dirle che doveva smettere di cercare quell’uomo, perchè lo aveva trovato.
Avrebbe voluto sussurrarglielo all’orecchio, nel momento in cui lei gli aveva sfiorato la guancia per un innocente bacio.
Sono qui… sono io. Dimmi si e staremo insieme.
Sembrava già fatta, invece era solo l’inizio della caccia, di un susseguirsi di appuntamenti cercati e poi mancati di proposito, altri fortuiti e fortemente desiderati, che si concludevano con un frustrante rifiuto, sopportato a malincuore, finchè non si era presentato alla sua porta e l’aveva vista in casa, con un altro. Era stata una mortificazione dello spirito, oltre che della carne, che gli aveva fatto perdere definitivamente la testa.
Si era fatto prendere in giro per tre volte, poi si era deciso a mostrarle quanto fosse ostinato, ed era arrivata l’ora della resa dei conti.
Dopo essersi scolato qualche bicchiere di troppo, era tornato alla villa.
Si era messo a gridare, nel cuore della notte, come un forsennato, pretendendo solo un po’ di meritata considerazione da una donna che gli aveva fatto sentire il suo profumo, ben sapendo che gli sarebbe entrato nel cervello, ad intossicargli la ragione.
Continuava a chiamarla, così lei uscì dalla camera con sicurezza e disinvoltura.
“Che cosa vuoi?” Chiedevano i suoi occhi neri, con aria di sfida.
E lui pensò solo di risponderle “Quello che vuoi tu.”
A separarli, c’era solo una sottile lastra di vetro, oltre la quale cominciava l’inseguimento degli sguardi affamati.
Dopo l’ennesima provocazione, fu inevitabile il rumore di uno schianto netto, mordace, tagliente come i vetri infranti dall’insofferenza.
Per convincerla, gli serviva solo un attimo, il tempo di un respiro, di un battito, di un bacio.
I due corpi si afferrarono e le labbra si scontrarono con un impeto avvolgente, lasciando le anime socchiuse e le bocche indolenzite dall’eccessiva audacia.
Le cose stavano cambiando e quella distanza tra loro si stava accorciando.

“Sei geloso di me?” Lo provocò volutamente, un giorno, con falsa timidezza.
“Non lo so.” Rispose lui, quasi con rabbia.
In testa e negli occhi aveva un Si   ancora più rabbioso.
“Chissà quante donne avrai amato… saranno state tante, sedotte e abbandonate. Io non sono gelosa e non sono come le altre.” Dichiarò la donna più furba del mondo, ma lui taceva e il suo silenzio la indispettiva.  
“Stai pensando agli uomini che sono stati con me?” Continuò, diventando sempre più spudorata.
“Sono molti?” Le domandò allora con un fare rigido da inquisitore.
Non voleva darle soddisfazione, ma il sangue ribolliva come lava.
“Non lo so.” Ribattè lei seria e lui le saltò addosso, infuriato dalla passione.
Sei mia, adesso. Voglio che tu sia solo mia… Continuava a ripeterselo con un ritmo ossessivo.
Lei, come se riuscisse a sentire i suoi pensieri, rideva, mentre fingeva di respingerlo e ad un tratto si raccomandò.
“Non farmi male…”
Lui la fissò negli occhi lucidi, prima di rassicurarla.
“Non ti farei mai del male… Credo di amarti. Anzi, ne sono certo. E amarti mi dà una sensazione nuova che non credevo possibile.”
Era ancora l’uomo più ingenuo del mondo, decisamente prigioniero dell’amore.
Lei lo amava anche per questo.
“Se mi amassi davvero, faresti sul serio.”
“Io faccio sul serio.”
Si sorprese lui per primo di quella affermazione con tono tanto sicuro e si fermò, per deglutire e trovare le parole giuste.
“Non c’è nessuna trappola, ma forse tu non mi credi. Voglio una donna cui piaccia vivere con me, una donna stabile e non solo un passatempo. Voglio una donna che faccia la moglie in tutti i sensi,  non solo l’amante… Forse è ora che io faccia il marito. Hai da fare per i prossimi cinquant’anni?”
Lei sorrise ancora più incredula e lo rimproverò.
“Non scherzare, Mick.”
E’ difficile credere alla verità, forse perchè è troppo banale, troppo facile.
E’ così difficile fidarsi, eppure spesso riponiamo fiducia nelle persone meno affidabili, quelle più contorte, misteriose e imperscrutabili.
A volte perchè danno l’impressione di essere le più serie, più intelligenti, quelle con situazioni complicate alle spalle e compiti gravosi da portare a termine.
Invece capita che siano solo persone più astute di altre, che usano stratagemmi, facendoli passare per soluzioni utili.
Ma la verità pura e semplice, quella non si lava via con niente e non si nasconde con gli inganni.
Se l’amore ti riempie il calice del cuore, prima o poi traboccherà, anche se sei bravo a far credere che non ti appartenga.
“Sei proprio sicuro di voler continuare con me? Sono una ricca dama di corte, relegata in un maniero con la sua noia! Faccio fatica a fidarmi degli uomini. Siete tutti uguali, tutti troppo prevedibili e incostanti, anche se ammetto che tu sei riuscito a scalare le mura della mia torre… Ma sei solo un ospite, ricordatelo!”
Non era bello fare sempre l’ospite senza diventare padrone di qualcosa. E lui non si sentiva proprio come tutti gli altri. Sapeva che non lo era e che a quella frase non credeva neanche lei.
“Sono un impavido cavaliere… Io e te potremmo anche andare d’accordo.”
Cercò di baciarla e lei provò a domarlo con una carezza tra i capelli.
“Si, potremmo provare.”
“Mi piacerebbe restare…” Le confidò con uno sguardo deciso e lei lo raccolse con cura, come una promessa sincera.
“Ma se rimani, dovrai rimanere per sempre.”
E in quella manciata di secondi si condensò il destino di un uomo che voleva davvero imparare ad amare per sempre.
“Voglio stare con te, Coraline. Voglio cominciare subito. Voglio sposarti.”
Lui la amava, ma lei amandolo, lo ingannò.
E da allora lui ha capito quanto si possa continuare ad amare, odiando.

Forever Yours.

La storia di un abbraccio

Per lei all’inizio è stato facile finchè non sapeva.
E’ stato facile avvicinarsi e iniziare una conversazione dal nulla, seguirmi per strada con naturalezza nel mio percorso alla ricerca dell’ombra fino alla macchina, poi sfiorarmi la mano, sulla portiera.
Tutti gesti normali, quando c’è un rapporto. Già… un rapporto normale.
Io invece mi vedo ancora con le spalle alla porta, mentre ripenso a quello che è accaduto poche ore prima.
A come è stato difficile per me mostrarmi per come sono veramente, sapendo che sapeva. E che capiva.
E’ un misto di vergogna e paura, di smarrimento e amarezza.
Il mio rifiuto di quello che non voglio essere è qualcosa di netto, mi rende distaccato da tutto, me compreso.
Penso e ripenso al momento in cui ho violato una delle mie regole di vita: non fare del male ad un essere umano.
Quando capita, anche se raramente, deludo me stesso, la cosa mi confonde le idee e mi fa venire troppi dubbi.
I miei occhi vagano invano per la stanza in cerca di qualcosa che riesca a catturarli e a distrarmi.
Così io reagisco instaurando il margine di sicurezza, tracciando il confine tra le frontiere.
C’è una grande divisione tra donna e uomo, c’è una piccola divisione aggiuntiva tra uomo e vampiro.
Una vita frammentata da troppe dogane… e a questa povera umana, mi domando, chi glielo fa fare?
E’ già difficile coltivare un sano rapporto tra maschi e femmine della stessa natura… figuriamoci tra due esseri così diversi.
E’ che noi siamo complementari, questo è vero.
Ciò che manca ad uno, è nell’altro.
I miei desideri prendono forma in lei e mi piace credere che lo stesso accada a Beth.
Voglio amarla, voglio proteggerla, voglio starle accanto… ma se io pago un prezzo alto per questo, lei paga il doppio.
Ogni volta che mi soffermo a rifletterci su, capisco quanto mi ama.

Si può lasciare volutamente una barriera tra due persone. Si può e a volte si deve.
Non conta che sia una porta, un muro, una distanza di chilometri.
E poi, dopo tanta fatica per crearla, ci vuole un niente per annullarla…
Possono esserci miliardi di cose che si frappongono tra due anime, eppure ci si sente ugualmente troppo vicini fisicamente.
Se poi capita di abbracciarsi… è tutto più difficile.
In effetti tutto è cominciato con quell’abbraccio.
Perchè gli abbracci, quelli caldi, avvolgenti, sinceri, petto contro petto, cuore sul cuore… sono magici.
Due persone restano così vicine, che solo un sottile strato di indumenti le separa.
Le teste si sfiorano, da un lato e i menti restano appoggiati sulla spalla l’uno dell’altra.
Le braccia si stringono intorno a due corpi uniti, accogliendoli in modo protettivo, e le emozioni fanno massa, seppellendo ogni pensiero.
Ci si respira reciprocamente, per qualche istante.
Anche solo l’idea di ricevere un abbraccio è lenitiva, è curativa.
Beh… dipende dalla persona che ci abbraccia, è vero, e dal motivo, ma la caratteristica costante è il desiderio di “calore” da poter condividere.
Certe volte è un’amica o un amico e non il nostro partner, comunque sia dà una sensazione di “intimità” che si prova, e ci si ritrova più vicini in ogni senso.
È una sensazione forte, anche perché non capita così spesso di abbracciare qualcuno che non sia un partner.
E quando succede, non so… quasi mi sconvolge interiormente.
E’ una di quelle poche cose che mi sconquassa, genera in me sensazioni contrastanti: dal piacere per la percezione della vicinanza affettiva ed emotiva, al disagio per l’eccessiva vicinanza fisica.
Quando me lo sento chiedere, e mi capita, capisco che il mio abbraccio risulta troppo freddo, veloce, fatto “su richiesta” come effettivamente è e non dovrebbe essere, quindi sembra quasi scostante.
Quando a farlo è la donna che amo, la sensazione è sempre bellissima, eppure passo periodi in cui sembro refrattario alle effusioni.
Mi capita poi invece di “chiederle” tacitamente, prendendo l’iniziativa, ed è un po’ umiliante, c’è da dirlo… ma è più forte di me.
A volte è una mia esigenza, un espediente che secondo me dovrebbe farci sentire ancora più vicini di quanto siamo, se possibile.
Ho bisogno di certi abbracci, mi rilassano, mi rigenerano, mi confortano, mi fanno stare bene, in pace col mondo e con me stesso.
Delle volte mi chiedo se possa dare fastidio, se sia un gesto di debolezza cui mi abbandono perchè ricerco quel contatto fisico di cui qualche volta do l’impressione di fare volentieri a meno.
Sono un tipo complicato, impegnativo da trattare.
Mi domando perchè lei dovrebbe stringermi a sè sempre quando io non sono capace di darmi con il giusto “calore” tutte le volte che le serve.
O forse è solo una mia sensazione, forse l’abbraccio è comunque come se lo aspetta, non perde efficacia.
Forse riesco a trasmetterle lo stesso tutto il mio affetto.
E’ certo però che un suo abbraccio è in grado di rimarginare in me ferite apparentemente incurabili.